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Non ho letto l’articolo di cui parli, ma il tuo post mi è piaciuto molto. Vonnegut in Un uomo senza patria scriveva:

Sono diventato un cosiddetto scrittore di fantascienza quando qualcuno ha stabilito che ero uno scrittore di fantascienza. Non ci tenevo affatto a essere etichettato in quel modo, e mi chiedevo cosa avessi fatto di male per non vedermi riconosciuto come uno scrittore serio. Alla fine ho deciso che la mia colpa era quella di parlare di tecnologia nei miei libri.

Avatar di Tiziano Scarpa

Buongiorno, Giuseppe,

anch’io non sono in sintonia con il poco interesse di Mauro Covacich per la fantascienza, che ho sempre letto con passione. Però mi sembra che una delle (sottolineo: una delle) caratteristiche della fantascienza sia stata e continui a essere anche (sottolineo: anche) la sua “vocazione predittiva”.

Giusto per fare un esempio, incollo qui la quarta di copertina di un numero di Urania dell’estate 2025, intitolato “Tecnologie del futuro”, che presi in edicola e trovai molto interessante.

«TECNOLOGIE DEL FUTURO

Cosa succede quando un autore di fantascienza si lascia ispirare dalle idee di uno scienziato? Se lo è chiesto il curatore di questa antologia tutta italiana, Marco Passarello, parlando con tredici scienziati dell'Istituto Italiano di Tecnologia per poi proporre gli argomenti emersi dalle sue interviste ad altrettanti autori del panorama fantascientifico del nostro paese. Dalla robotica alla conservazione dei beni culturali, vi presentiamo un'antologia che spazia dai temi classici della fantascienza all'elettronica stampata e commestibile, affidati alla penna di autori che non hanno esitato a cogliere la sfida. Quindi mettetevi comodi e benvenuti nelle scoperte del prossimo futuro.»

Se diamo addosso a Mauro Covacich, dovremmo farlo anche con i redattori di Urania, non ti pare?

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