Ho apprezzato molto il modo in cui questa riflessione riporta complessità dove ormai sembrano ammesse solo reazioni immediate. Da sociologa ho trovato particolarmente fecondo il richiamo a Goffman, perché consente di leggere la vicenda non come una contrapposizione tra innocenza e colpa, privato e pubblico, ma come una configurazione sociale molto più articolata. È un tipo di ragionamento che oggi si incontra sempre più raramente.
Non capisco cosa c’entri il tuo punto qui (dove si parla di tutt’altra questione che il valore dei libri), né tantomeno la flexata del tuo articolo che fa deduzioni su deduzioni sul libro di Mari (errate, per me) avendone letto solo le prime pagine.
Ho apprezzato molto il modo in cui questa riflessione riporta complessità dove ormai sembrano ammesse solo reazioni immediate. Da sociologa ho trovato particolarmente fecondo il richiamo a Goffman, perché consente di leggere la vicenda non come una contrapposizione tra innocenza e colpa, privato e pubblico, ma come una configurazione sociale molto più articolata. È un tipo di ragionamento che oggi si incontra sempre più raramente.
Bellissima riflessione!
Il punto è un altro, secondo me. Perché si parla di libri, in fin dei conti, no? https://paulolden.substack.com/p/quindici-pagine-e-non-una-di-piu
Non capisco cosa c’entri il tuo punto qui (dove si parla di tutt’altra questione che il valore dei libri), né tantomeno la flexata del tuo articolo che fa deduzioni su deduzioni sul libro di Mari (errate, per me) avendone letto solo le prime pagine.
le prime pagine, come ho scritto, per me sono state più che sufficienti a farmi pensare che su quel pulmino Mari non avrebbe neppure dovuto esserci.